Il COMLESSO POI KALYAN

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Poy-i kalyan” – ai piedi del Grande- così viene chiamato il complesso architettonico centrale di Bukhara, formatosi attorno all’imponente minareto Kalyan, eretto più di 800 anni fa e diventato ben presto il simbolo della città. Infatti, da ogni suo punto è possibile vedere questa “meraviglia verticale”, ormai inseparabile dal vivacissimo e vario profilo del centro storico di Bukhara, arricchito da innumerevoli torri, portali e cupole. Così, se si potesse salire la scala interna del minareto ed arrivarvi in cima, dall’alto si avrebbe la possibilità di riconoscere le diverse fasi che hanno scandito, nei secoli, la crescita della città.

La scelta dell’area in cui sorse questo complesso fu sostanzialmente dettata dalle vicende storiche dell’antica Bukhara. A partire dal 713, a sud della fortezza Ark, si susseguirono numerose ricostruzioni della moschea principale della città, continuamente distrutta о da numerosi incendi о da vari invasori ma ogni volta nuovamente eretta con soltanto modesti spostamenti della posizione iniziale. La prima moschea davvero importante venne costruita nel 1121 dal sovrano kharakanide Arlsan Khan e fu ben presto dotata di un minareto: “nessun altro poteva essergli paragonato, talmente bello e fine esso era”, come scrisse un contemporaneo. Purtroppo, subito dopo la conclusione dei lavori, il minareto crollò sulla moschea, distruggendone quasi i 2/3 ed in particolare le sue magnifiche decorazioni di legno intagliato. Arslan Khan ordinò allora la costruzione di un altro minareto, che fu completato nel 1127 e cui venne dato il nome di Kalyan (o Kalon), cioè “alto, grande”. Tale minareto è un classico esempio di torre cilindrica, struttura tipica della regione del Māwarā‘ al-nahr, sormontata da una lanterna con 16 archi. Il suo diametro, nella parte inferiore è di 9 m., nella parte superiore di 6 m., l’altezza totale arriva a 45,6 m. Tale forma leggermente conica le conferisce una grande stabilità, requisito questo rafforzato anche da un base profonda ben 10 m.

Le 14 fasce orizzontali del rivestimento in mattoni, grazie ai loro motivi decorativi estremamente vari, poiché ogni fascia ne ha uno diverso, conferiscono alla torre un’eleganza tutta particolare. Tali motivi sono, nella loro diversità, quanto mai raffinati – duplice muratura, serie di rombi e triangoli equilateri, catene di stelle ed altro ancora – eppure appaiono tutti basati su uno schema unico: una rete squadrata disposta lungo una linea retta о una diagonale. Sopra il tronco domina la lanterna a 16 archi, che poggia su file sporgenti di stalattiti. Sotto di esse, si trova un fregio blu con iscrizioni in rilievo dalle quali risulta che la costruzione del minareto venne completata nel 1127. Questo fregio rappresenta il primo esempio di introduzione del colore nell’architettura dell’Asia Centrale. Un’altra iscrizione, questa collocata a metà del tronco del minareto, contiene il nome di Arslan Khan e quello dell’architetto, Bako. Secondo una leggenda, questi avrebbe abbandonato la città in attesa che la malta di ganch si indurisse, per poi ritornarvi soltanto quando la muratura aveva raggiunto la solidità necessaria per completare il lavoro.

Nel 1920, durante la guerra civile, che infuriò anche in questa regione, il tronco del minareto e la sua parte superiore vennero gravemente danneggiati da alcuni colpi di artiglieria ma già nel 1923 un artigiano di Bukhara, Abdulkadir Bakiev, compì gli opportuni restauri. Purtroppo, nel 1976, un forte terremoto distrusse la parte occidentale della cornice, anch’essa però prontamente restaurata, nel 1980, sulla base di fotografie d’epoca.
Nel 1833, secondo la testimonianza del viaggiatore russo P.I. Demeson, a Bukhara vi erano circa 300 piccole moschee, costruite per lo più in terra battuta e che potevano contenere non più di 60 fedeli ciascuna. Queste erano le cosiddette moschee di guzar о di quartiere. Vi erano tuttavia anche delle moschee più grandi, dette juma (del venerdì), la più imponente delle quali era la Kalyan, eretta nella prima metà del XV secolo per sostituire quella di Arslan Khan del XII secolo. Come testimoniano le epigrafi dell’inizio del XVI secolo, in quel periodo vennero rifatti la facciata principale e gli interni e sul portale fu quindi posta la data del 1514, che indicava la data esatta di questi importanti interventi.
La moschea occupa una grande area rettangolare di circa 130×80 m. La sua facciata è costruita in conformità con le tecniche tradizionali, che prevedevano la combinazione di un maestoso peshtak (portale di ingresso) con un’alta e profonda nicchia e muri ciechi (senza aperture) sui lati. I maestri di Bukhara introdussero tuttavia, con le tecniche impiegate nella copertura dell’edificio, una notevole innovazione architettonica. Così sono molto originali le logge del portale principale con semicupolette decorative a forma di stella e la volta del peshtak regge massicce nervature di gesso e pennacchi a tromba su archi intersecantisi.
Nella nicchia sotto l’arco del portale si legge un’iscrizione che riporta un ayat (versetto) del Corano alla fine del quale si trova una data, 902 dell’ègira, il 1514/15 secondo il calendario gregoriano. Nel 1541, accanto all’ingresso, fu collocata una lastra di marmo con il decreto del Khan Abdulaziz I che liberava la popolazione di Bukhara da alcune tasse precedenti (a lungo tale data venne erroneamente considerata come quella di compimento dei lavori). Sotto il testo del decreto si può leggere il nome del calligrafo Mir-Shaykh al-Turani.
All’interno della moschea si trova il tradizionale cortile rettangolare con quattro ayvan sui suoi assi. Sull’asse longitudinale, di fronte al portale di ingresso, sorge l’edifìcio principale della moschea, che si apre sul cortile con l’arco spazioso di un elegante ayvan. L’edifìcio è sormontato da una doppia cupola rivestita di mattonelle blu. Intorno al cortile si sviluppano le gallerie, con ben 288 cupolette poggiate su robusti pilastri. In fondo alla galleria è possibile godere di ombra e di una piacevole frescura. Gli imponenti portici, che reggono l’enorme peso delle cupole, lasciano sempre nei visitatori un’impressione davvero indimenticabile.
L’edifìcio principale contiene una sala cruciforme, nella cui parte occidentale si trova un grande mikhrab che indica la direzione della Mecca (qibla) ed è decorato con motivi un po’ grossolani dai colori molto accesi, tipici del mosaico del XVI secolo. Su uno dei lati del mikhrab si legge il nome dell’architetto, Bayazid Turani.
Rigorosamente sullo stesso asse con il portale della moschea Kalyan, secondo lo stile “kosh” è situato il portale di un altro edificio, quello della madrasa Mir-i Arab, che viene considerata uno dei migliori esempi dell’architettura di Bukhara nel XVI secolo. A causa dell’’abbassamento verso est del livello della piazza, il monumento fu eretto su una piattaforma sopraelevata. Iniziò la costruzione di questa scuola lo sceicco Mir-i Arab dello Yemen, che esercitava grande influenza su Ubaidulla Khan, sovrano che poi qui venne sepolto.
L’aspetto architettonico complessivo della madrasa rispetta esattamente la tradizione. È cioè di forma rettangolare con una imponente facciata ed un altro portale (pishtak) con ayvan ed affiancato da due torri massicce (guldasta) che terminano con altrettante cupole emisferiche di color turchese. Le facciate sui lati del portale si aprono con logge disposte su due livelli. Il pishtak di ingresso è tagliato da una profonda nicchia semiottagonale con una sola porta che conduce al corridoio. Questo a sua volta porta ad un grande cortile rettangolare con un ayvan al centro di ciascun lato, sempre nel rispetto della tradizione.
La madrasa Mir-i Arab nel tempo ha purtroppo subito danni gravissimi, così che nel secolo scorso se ne dovettero ripristinare la parte superiore del portale e l’intera ala settentrionale della facciata principale, così come fu rinforzata la struttura delle cupole e dei portici del cortile.
La decorazione della Mir-i Arab manifesta tutto lo splendore delle costruzioni del tardo periodo timuride. I mosaici di colore blu cobalto ricoprono tutto il portale, gli ayvan del cortile e i timpani delle logge. Metodi innovativi si riconoscono soprattutto negli interni della madrasa e si esprimono attraverso le forme delle volte decorative, frutto della formidabile abilità matematica dei progettisti nel campo dell’architettura e delle arti applicate, come pure, con particolare evidenza, nello sviluppo delle strutture delle cupole.
L’area di ingresso della madrasa, come al solito, è costituita da un peshtak e da un vestibolo coperto da una cupola. L’accesso diretto al cortile è però chiuso da una parete provvista di una grata allo scopo di evitare il contatto visivo con gli studenti. Al cortile conducono i corridoi laterali a forma di L, formati da una serie di scomparti coperti da cupole.
L’asse trasversale dei vestiboli si conclude con le sale pubbliche della moschea e dell’aula (dars-khana). Questa, se vicina all’ingresso, veniva spesso trasformata in un mausoleo, il che accade anche in questo caso.
La costruzione della madrasa venne completata nel 1535/6, anche se la decorazione musiva era già stata eseguita nel 1530. Si deve pertanto dedurre che l’inizio della costruzione risalga almeno agli anni ’20 del XVI secolo.
La madrasa Mir-i Arab concluse la formazione del più grande complesso “kosh” di Bukhara, che acquisì il suo aspetto definitivo nel XVI secolo, al tempo della nuova fioritura economica e politica della città.
Degli edifici successivi è sopravvissuta soltanto la piccola madrasa di Amir-Alim Khan, che somiglia però più ad una cupola del vicino mercato ed occupa l’area ove in precedenza si trovava, sul lato meridionale della piazza, hammam Kazi-kalon. Con quest’ultima madrasa, nel 1914-1915 venne chiuso il terzo lato della piazza.
Poy-i Kalyan è davvero esemplare nell’ambito dell’architettura pubblico-religiosa e costituisce uno dei complessi principali del tardo periodo feudale di Bukhara. In esso infatti, quando ne fu il luogo pubblico più importante, l’attività commerciale e la vita religiosa perfettamente coesistevano.
Concludendo, possiamo dire che la piazza Poy-i Kalyan, pur essendo relativamente piccola, dà una forte impressione di solenne magnificenza: nel corso dei secoli questa sua caratteristica certamente seppe infondere nei fedeli un atteggiamento di umiltà, rassegnazione e profonda ammirazione nei confronti di quella che era una roccaforte del potere divino ma al tempo stesso rappresentava anche l’autorità del sovrano.
ISTRUZIONI DI METODO:
1. Durante la visita del complesso, consigliare ai turisti comportamenti ed abbigliamenti adeguati al luogo;
2. Accompagnare la panoramica dell’area indicando con cura tutti i monumenti ed i loro nomi;
3. Iniziare con la presentazione dettagliata del minareto e proseguire poi nel cortile della moschea;
4. Qualora qualcuno desiderasse compiere una preghiera, questa potrebbe avere luogo durante il tempo libero;
5. Se il tempo è bello, le informazioni sulla madrasa Mir-i Arab possono essere fomite all’esterno. In seguito vi si potrà entrare per mostrare le particolarità degli archi e del soffitto;
6. Qualora piova о faccia troppo caldo, sarà meglio portare subito il gruppo nel vestibolo della madrasa per parlare della sua storia e dei suoi studenti indicandone i più famosi;
7. La spiegazione e la visita guidata dovranno durare circa 40 minuti. Si daranno poi ai turisti almeno 30 minuti per la visita autonoma e le fotografie.

Compilato da: Abdunabieva D.A. – Capo specialista del dipartimento per la coordinazione degli studi educativi e metodologici dell’Istituto dello sviluppo del turismo.
Tradotto da: Raymanov A.
Istituto per lo sviluppo del turismo presso il Comitato statale della Repubblica dell’ Uzbekistan per lo sviluppo del turismo
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